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I consigli di Farah sul Giappone

Farah è la curatrice del travel blog Viaggi nel Cassetto, dove oltre a dare utili informazioni per organizzare al meglio la partenza, racconta sentimenti, emozioni ed esperienze provati durante i suoi viaggi. Oggi ci parla di come è stato il suo viaggio nella terra del Sol Levante.

farah presso il fushimi inari

1) Il tuo blog mi sembra davvero molto ben curato. Qual è la tua ricetta per proporre contenuti interessanti per gli utenti?
Innanzitutto, grazie mille! Conoscere le impressioni che si hanno sul mio piccolo mondo è sempre emozionante ed è un vero piacere essere ospite di Sognando il Giappone. Viaggi nel Cassetto non ha nessuna ricetta in particolare: è solo il luogo virtuale in cui riverso ogni percezione, esperienza, sensazione vissuta in un determinato luogo, positive o negative che siano. Cerco sempre di dare qualche informazione di viaggio utile dal punto di vista pratico, ma mi rendo conto che, alla fine, è sempre il viaggio “emotivo” a prevalere nei miei racconti.

2) Quando ti trovi a partire per un viaggio a lungo raggio come ti comporti? Organizzi ogni cosa o parti gestendo tutto una volta in loco?
Faccio parte senza ombra di dubbio della fetta di viaggiatori organizzati. Ciò non significa pianificare tutto nel minimo dettaglio ma, ad esempio, mi piace molto sfogliare le guide prima della partenza o avere tutte le prenotazioni effettuate in anticipo. Credo che questo sia dovuto a 2 motivi in particolare: il primo è il non voler “sprecare” tempo durante il viaggio per cercare informazioni che potevo comodamente trovare a casa. Il secondo è… che sono una persona decisamente ansiosa, lo ammetto 🙂

3) Il timore più grande per chi vuole visitare il Giappone è legato alle difficoltà della lingua. Tu come hai comunicato con i giapponesi?
Ammetto che è stata anche una mia paura quella della comunicazione, ma si è dissipata quasi subito una volta arrivata in Giappone. Nonostante non parlino inglese, infatti, i giapponesi sono in grado di farsi capire utilizzando la gestualità o addirittura accompagnandoti personalmente a destinazione in caso tu stia chiedendo loro un’indicazione stradale. Tutte le stazioni metropolitane e ferroviarie in cui sono stata avevano le informazioni scritte in inglese e, su questo argomento, ho un aneddoto da raccontarvi: mi trovavo in un negozio meraviglioso di Akihabara, a Tokyo, e cercavo un oggetto specifico; l’addetto non conosceva nemmeno una parola in inglese a dopo avermi regalato una tipica espressione facciale “a punto interrogativo” mi ha guidata davanti ad un monitor con la pagina di Google Translator aperta. Io scrivevo in italiano e lui leggeva l’equivalente in giapponese: insomma, un mito!

4) Il Giappone a detta di molti è una terra meravigliosa, c’è qualcosa di questo luogo che ti ha affascinato in modo particolare?
Dire “qualcosa” è decisamente riduttivo. Il Giappone è sorprendente, e questo vale per tutti e 5 i sensi che vengono coinvolti in un incredibile vortice di odori, suoni, rumori, luci, sapori. Ciò che mi ha affascinato maggiormente, forse, è il rigore del popolo giapponese: abituata al caos del nostro quotidiano, ho trovato incredibili l’efficienza, la pulizia, la puntualità e la compostezza del Giappone. Tokyo, ad esempio, conta 15 milioni di abitanti eppure niente sembra essere fuori posto. Impossibile non darsi un pizzicotto nel vivere un’atmosfera così, irreale.

Koyasan, Giappone

5) In Giappone il galateo impone atteggiamenti molto diversi dai nostri. Ad esempio quello che in occidente è ormai una consuetudine, come soffiarsi il naso in pubblico, mangiare e bere camminando per strada o mettere in mostra i propri tatuaggi, nella terra del Sol Levante può essere interpretato come un segno di maleducazione. Tu come hai gestito questi divieti? È stato difficile abituarti a non tenere certi comportamenti?
Prima di partire mi ero informata sulle consuetudini giapponesi e pensavo che, una volta atterrata a Tokyo, avrei avuto molti problemi ad ambientarmi.
Beh, mi sbagliavo. Ogni volta che ho provato il bisogno di soffiarmi il naso sui mezzi pubblici ho cercato di resistere (vi assicuro che non è impossibile), i miei tatuaggi non sono visibili e tutto lo street food è stato mangiato in posti discreti e riparati. Ho fatto forse più fatica ad abituarmi alla fila prima di salire sui mezzi pubblici, a stare in silenzio in metropolitana (alla fine ho iniziato ad addormentarmi anche io durante i tragitti, proprio come fanno tutti i giapponesi) e a ricambiare il saluto degli sconosciuti incrociati sulla mia strada. Ho adorato il Giappone anche per questo!

6) La cucina giapponese è famosa per il sushi e il sashimi, oltre a queste due pietanze cosa ci consigli di assaggiare?
Tornerei in Giappone solo per la sua cucina deliziosa. Sono diventata una “Ramen-dipendente” e l’ho adorato in tutte le sue varianti: da quello classico con pasta simile a spaghetti immersi nel brodo di carne o pesce, all’udon (spaghetti più grossi e senza uovo nell’impasto) ai soba (spaghetti invece più sottili, di grano saraceno). Un altro piatto che ho apprezzato tantissimo è il Tonkatsu, molto simile alla nostra cotoletta, servito spesso accompagnato da una ciotola di zuppa di miso, una di cavolo tritato e dalla squisita “sosu”, una salsa che insaporisce moltissimo la carne.
Consiglio poi l’assaggio di: yakitori (spiedini di pollo), okonomiyaki (paragonabile alla nostra frittata, ma estremamente più gustosa, specialmente quella di Hiroshima), anko (la marmellata che farcisce gran parte dei dolci giapponesi, a base di fagioli rossi di soia chiamati Azuki)… insomma, assaggiate tutto. Non c’è stato un luogo in cui ho mangiato male in Giappone!

7) Per quanto riguarda i mezzi di trasporto? Cosa ci suggerisci di usare per spostarci all’interno di una città? E per andare da una città all’altra?
Personalmente sono stata a Tokyo, Hiroshima e Kyoto e, all’interno delle città, ho utilizzato sempre i mezzi pubblici per spostarmi (tranne ad Hiroshima dove mi sono spostata sempre a piedi). A Tokyo è sicuramente la metropolitana il mezzo più rapido per muoversi da un quartiere all’altro: le fermate sono spesso distanti tra loro perciò per un tragitto di 4 fermate, ad esempio, calcolate anche 20 minuti di percorrenza; il consiglio è di acquistare una carta prepagata: la Suica e la Pasmo sono le più utilizzate e, ad ogni corsa, vi sarà scalato automaticamente l’importo del biglietto (che varia in base alla tratta effettuata). A Kyoto, invece, ci sono i bus che arrivano in ogni luogo della città e sono estremamente frequenti (spesso anche molto affollati).
Per andare da una città all’altra, consiglio senza dubbio il Japan Rail Pass: si tratta di un abbonamento che consente di prendere quasi tutti i treni (ma anche alcuni bus e traghetti) e viaggiare sul territorio giapponese per un periodo limitato di giorni (7, 14 o 21 giorni). Salire su uno shinkansen, il “treno proiettile” giapponese, rientra sicuramente tra le cose da fare almeno una volta nella vita!

8) Raccontaci qualcosa sulle architetture giapponesi, sono molto diverse da quelle occidentali?
Non sono di certo un’esperta d’architettura, ma ciò che ho notato è la prevalenza del legno: nei templi (buddisti o scintoisti), nelle abitazioni, nelle sale da té, nei ryokan (i Bed & Breakfast giapponesi ricavati in abitazioni tipiche). Le alte pagode giapponesi sono bellissime, così come i giardini: piccole opere d’arte a cielo aperto con armonie di verde e acqua in cui nuotano carpe variopinte, oppure la variante dei giardini zen con le loro forme geometriche disegnate nella ghiaia tra grosse pietre incastonate nel terreno.

Grazie

 
Japan Rail Pass
 

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