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Haiku, la poesia giapponese

L’haiku (o haikai) è un componimento poetico di origine giapponese, sviluppatosi a partire dal XVII secolo, grazie soprattutto all’opera del poeta Matsuo Basho.
L’haiku è composto di tre versi e di diciassette sillabe; il primo verso conta cinque sillabe, il secondo sette, e il terzo cinque. Nell’haiku canonico, deve figurare un kigo, ossia un riferimento alla stagione in cui si colloca il contenuto della poesia.

Le origini dell’haiku
In principio fu il tanka.
Vi è un genere letterario in Giappone che, impermeabile alle influenze straniere, persino a quella della cultura cinese, resiste da secoli immutabile nella forma e nei contenuti: la poesia classica giapponese, spesso identificata nel tanka (letteralmente “poesia breve”; è inalterato dal V sec. d.C.). Già nella prima antologia della poesia giapponese, il Manyoshu (seconda metà dell’VIII sec.), esso riveste un ruolo particolare, probabilmente per la grande sintonia che riesce a generare con la sensibilità nipponica, tanto da essere anche chiamato “waka”, ossia “poesia giapponese”.
Inoltre, la fortuna del tanka raggiunse tali livelli da essere assunto come mezzo privilegiato di comunicazione alla corte. Il tanka è formato da 31 sillabe, distribuite in 5 versi secondo lo schema 5,7,5,7,5, e costituisce un piccolo poema, e questa sua brevità già di per sé costituisce un elemento di bellezza (poiché, secondo Sei Shonagon, “tutte le cose piccole sono belle”).
I primi tre versi del tanka costituiscono il kami-no-ku (lett. “parte superiore”), e gli ultimi due il shimo-no-ku (“parte inferiore”). Le due parti devono risultare contrapposte.

Gentilmente concesso da Oradistelle. Potete continuare la lettura qui: Haiku

 
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