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L’avventura di Michael in Giappone

Michael è un ragazzo pieno di entusiasmo e intraprendenza, si butta a capofitto nelle sue avventure riuscendo a vivere in pieno ogni momento.
Per raccontare dei suoi viaggi, per spingere chiunque voglia ad afferrare il coraggio e partire, ha aperto il blog Vita da Backpackers. Puoi trovare tutte le sue avventure anche sulla sua pagina FB. Oggi ci parla del suo viaggio in Giappone, dove ha girato anche un divertentissimo video di come è riuscito a guadagnare soldi facendosi toccare i capelli in giro per la terra del Sol Levante (lo trovate più giù scorrendo la pagina).

Michael in Giappone

1) Il tuo blog mi sembra davvero molto ben curato. Qual è la tua ricetta per proporre contenuti interessanti per gli utenti?
Per essere sincero ho aperto il mio blog proprio poco prima di partire per il Giappone, quindi circa 9 mesi fa. Non saprei dire esattamente quale sia la miglior ricetta, perché sono anche io alla ricerca dei migliori ingredienti. Essere se stessi e raccontare delle proprie esperienze così come le si racconterebbero ad un amico, è sicuramente un buon inizio. La sincerità delle tue avventure, emozioni e impressioni potrebbero farcire il piatto per renderlo ancora più gradevole e per finire, un pizzico di originalità per avvicinarsi il più possibile al risultato ricercato.

2) Quando ti trovi a partire per un viaggio a lungo raggio come ti comporti? Organizzi ogni cosa o parti gestendo tutto una volta in loco?
Sono una persona abbastanza disorganizzata e decido sempre all’ultimo, anche se a volte me ne pento. Organizzarsi all’ultimo minuto, anche se può sembrare più “eccitante e avventuriero”, molte volte si è rivelato controproducente. Sapere dove andare a dormire i primi giorni, prenotare pullman o treni in anticipo, informarsi di come muoversi in quel determinato posto aiutano molto, soprattutto se si affronta un lungo viaggio in aereo. Sotto l’effetto del jet-leg, la prima cosa che vuoi fare è sapere dove poterti coricare per riprendere un po’ di energie.
Avere un’assicurazione di viaggio è fondamentale, informarsi per i visti, sapere in che stagione è il posto che si visiterà, varie situazioni politiche (eh si, mia mamma non è molto tranquilla se le dico che vado nelle Filippine dopo che c’è stato un attentato terroristico), insomma, avere una lista di cose con su scritto tutto ciò di cui hai bisogno per affrontare un lungo viaggio è alla base di tutto.

3) Il Giappone a detta di molti è una terra meravigliosa, c’è qualcosa di questo luogo che ti ha affascinato in modo particolare?
Ho girato il Giappone in tre mesi, da nord a sud facendo autostop e facendomi ospitare da gente conosciuta in giro o usando couchsurfing, una piattaforma che ti permette di essere ospitato in cambio di compagnia e scambio culturale. Risultato? Del Giappone non ho visto praticamente niente se paragonato a tutte le bellezze che offre. Ogni posto mi ha lasciato un ricordo, ogni persona un desiderio di tornare. L’isola d’Hokkaido, per la natura e i paesaggi è veramente interessante (fate un salto al lago Toyako e capirete). Hirosaki è una bellissima città, ma la zona che va da Tokyo fino ad arrivare a Hiroshima, è forse la più interessante se si vuole vedere un Giappone più moderno e tradizionale allo stesso tempo. Ma non posso con esattezza dire quale sia stato il posto migliore o quello che mi ha colpito particolarmente perché come dicevo prima, ogni posto mi ha regalato qualcosa di memorabile.

Guarda il video di come Michael ha guadagnato soldi facendosi toccare i capelli!

4) Il tuo non è stato un viaggio convenzionale. Da dove è partita l’idea del viaggio in autostop?
Prima di tutto ho scelto di fare autostop per risparmiare. Sapendo che il Giappone non è così economico e facendo autostop avrei risparmiato abbastanza, poi mi è sembrato (infatti lo è) un paese molto sicuro e tranquillo per poterlo fare. Penso che se si ha un po’ di tempo da spendere qui, bisogna assolutamente provare a fare autostop anche per capire quanto siano amichevoli e curiosi i giapponesi. Mi hanno preso su persone di tutte le età, ma sempre persone straordinarie: chi mi offriva un pranzo, chi uno spuntino, chi addirittura mi ha ospitato a casa a dormire. Non ho mai aspettato più di due ore per trovare un passaggio e quando ho dovuto aspettare era perché mi trovavo nelle zone vicino alle grosse città, come a Tokyo o Kyoto, dove la gente è più abituata a vedere noi Gaijin ed è un po’ più diffidente. Mentre al nord, nell’isola di Hokkaido, fare autostop è un gioco da ragazzi.

5) In Giappone il galateo impone atteggiamenti molto diversi dai nostri. Ad esempio quello che in occidente è ormai una consuetudine, come soffiarsi il naso in pubblico, mangiare e bere camminando per strada o mettere in mostra i propri tatuaggi, nella terra del Sol Levante può essere interpretato come un segno di maleducazione. Tu come hai gestito questi divieti? È stato difficile abituarti a non tenere certi comportamenti?
Ho sempre cercato di rispettare le loro abitudini, ma quando mi veniva fame, uno strappo alla regola la facevo e mangiavo per strada. In metro stavo sempre in silenzio e i miei tatuaggi cercavo di non mostrarli troppo.
È vero che i giapponesi sono molto legati alle loro tradizioni e costumi, ma è anche vero che noi siamo Gaijin per loro, quindi un nostro atteggiamento considerato “maleducato”, viene perdonato molto più facilmente. Soffiarsi il naso in pubblico non è visto bene solo se si è in posti pieni di gente (dentro la metro per esempio), in molte occasioni ho chiesto se fosse maleducazione ricevendo un no come risposta. Devo dire che sull’isola Hokkaido la gente è molto più “americanizzata” su certi aspetti, quindi certe abitudini, come appunto soffiarsi il naso, non sono visti poi così male.

6) Molti miei lettori hanno paura di non riuscire a farsi capire perché l’opinione diffusa è che l’inglese non sia parlato quasi nulla tra i giapponesi. In questi 3 mesi come hai comunicato con i giapponesi che ti ospitavano?
Io parlavo sempre in inglese anche se non capivano niente. L’importante era fargli capire che provavo a comunicare. Alla fine in un modo o nell’altro riuscivo sempre a farmi capire, un po’ coi gesti e un po’ con il traduttore automatico. Ho imparato a dire qualche parolina in giapponese che ripetevo a tutte le persone che incontravo. Loro rimangono stupiti anche se conosci piccole espressioni come “sugoi” (espressione di meraviglia che significa “fantastico!”, “grande!”, “forte!”, “incredibile!”, ecc., N.d.r.) o “kawaii ne” (“che carino!”, “adorabile”, N.d.r.).
Poi io essendo di Parma me ne approfittavo a citare l’unico giocatore di calcio giapponese che avesse mai giocato nella mia città: Nakata. In questo modo capivano subito di dov’ero e si esaltavano per il fatto che lo conoscessi (in realtà ho scoperto chi fosse proprio grazie a un giapponese). Un altro modo era quello di conoscere gente locale che parlasse un po’ di inglese, facendo couchsurfing (cioè facendosi ospitare a casa di gente locale) non è troppo difficile incontrare chi sa un po’ la lingua.

7) La cucina giapponese è famosa per il sushi e il sashimi, oltre a queste due pietanze cosa ci consigli di assaggiare?
Onigiri: sono le famose polpette di riso con vari riempimenti (salmone, tonno e alghe).
Okonomiyaki: piatto tipico della zona tra Kyoto e Osaka ed è una specie di frittata con dentro vari ingredienti, come gamberi, frutti di mare, verdure e così via.
Takoyaki: sono polpette di polpo tradizionali della cucina di Osaka.
Ramen: sono come i noodles cinesi cotti dentro una zuppa calda e conditi con vari alimenti.
Zuppa di miso: è una zuppa calda con ingrediente principale il miso, una pasta fatta con soia fermentata sciolta in un brodo di pesce, il dashi.
Tempura: frittura di verdure o gamberoni.
Tonkatsu: simile alla nostra cotoletta alla milanese.
Soba e udon: i soba sono dei tagliolini di grano saraceno, mentre gli udon sono spaghetti di grano molto più spessi.
Ce ne sarebbero molti altri, ma questi sono sicuramente i miei preferiti.

8) Per quanto riguarda i mezzi di trasporto? Cosa ci suggerisci di usare per spostarci all’interno di una città? E per andare da una città all’altra?
Ci sono abbonamenti che si possono fare prima di arrivare in Giappone, il più famoso è il Japan Rail Pass che ti permette di utilizzare tutti i mezzi appartenenti alla JR line. Sicuramente è utile per chi dovesse spostarsi spesso da città a città, ma non per chi dovesse rimanere fermo solamente in una. Altrimenti per muoversi da una città all’altra, io consiglio di provare a fare l’autostop. I giapponesi sono molto curiosi e gentili, quindi non rimarrete mai a piedi.

9) Raccontaci qualcosa sulle architetture giapponesi, sono molto diverse da quelle occidentali?
L’architettura giapponese, a differenza di quella di noi occidentali, è basata sull’utilizzo del legno per rimanere più in armonia con la natura, quindi si noteranno da subito stupende opere d’arte in legno. Per quanto riguarda le abitazioni, la maggior parte delle case dispone di varie stanze separate da parte mobili scorrevoli che, una volta aperte, creano un grande spazio aperto.
I tetti sono forse una delle cose più caratteristiche delle case giapponesi. Se si vogliono vedere delle costruzioni tipiche giapponesi, consiglio di visitare cittadine rurali, perché se si sta a Tokyo difficilmente le si vedranno. Kyoto invece è una delle città più caratteristiche e tradizionali, perfetta per capire come fossero le tipiche città giapponesi.

 
Japan Rail Pass
 

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