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Amrita

di Banana Yoshimoto

Amrita, Banana Yoshimoto

Amrita è un’opera di grande respiro. Narra della piuttosto insolita famiglia di Sakumi, di cui fanno parte la madre, con il suo compagno molto più giovane, il fratellastro undicenne Yoshio, una cugina e un’amica. Su questa famiglia allargata pesa il ricordo ancora vivo della tragedia di Mayu, la sorella minore di Sakumi morta in un incidente stradale mentre guidava sotto l’effetto di alcool e barbiturici. Di qui si dipanano i molti fili della narrazione e i tanti destini intrecciati che l’autrice scava, indagando percezioni del reale diverse da quelle usuali. Ora sprofondando nei labirinti della mente, come nel caso di Sakumi che ha temporaneamente perso la memoria dopo un colpo alla testa, ora investigando le alterazioni della coscienza, quali avvengono a Yoshio che è dotato di straordinari poteri psichici. Tale scoperta del mistero e della profondità, al di sotto dell’apparenza del reale, consente a Banana Yoshimoto di illuminare in modo sottile la dimensione magica dell’esistenza e insieme di ampliare i confini delle abituali tematiche di amore, amicizia, morte, solitudine, senza perdere la freschezza, la grazia e la leggerezza di uno stile che parla direttamente al cuore.
(Dal quarto di copertina, Feltrinelli)
Postscriptum dell’autrice per l’edizione italiana
“Poiché non sono riuscita a scrivere questo romanzo come avrei voluto, sentivo di non amarlo. Eppure credo che forse mai più in tutta la mia vita potrò scrivere qualcosa con lo stesso abbandono, la stessa spontaneità.
Nel pensare a questo, la mia gratitudine va a Giorgio che ha amato Amrita molto più di me, e che traducendolo in italiano, una lingua che adoro, ha cercato di infondergli una nuova vita.

Note personali
Il mio nick, Sakumi, è tratto da questo stupendo romanzo, uno dei miei preferiti dell’autrice.
Vi trascrivo uno dei passi del libro che durante la lettura ho sottolineato… ovviamente ognuno è libero di dargli la propria interpretazione… E’ questo il bello di leggere qualcosa di Banana: ognuno può trovare nelle sue parole una fetta della propria anima.
<< Sai che ti dico? Tornare a casa di notte pensando Non si può continuare così, dobbiamo fare qualcosa, è una bellissima sensazione. Eccitante. disse Makiko. Fa sentire vivi.
Masochista! risi.
Poi, in quello stato di pancia piena e testa annebbiata alzai lo sguardo per accertare la bellezza della luna. La calma della strada di notte. L’odore del vento.
E pensai:
La fame di notte è uno spirito maligno. Che agisce indipendentemente dalla personalità di ognuno.
Anche l’alcol, la violenza, le droghe lo sono. Anche l’amore. Forse, perfino la dieta.
Tutte le forme di dipendenza sono uguali.
Vivono, né in bene né in male. Poi alla fine ci si stanca. Ci si stanca, o si arriva a un punto di non ritorno. Una delle due.
Pur sapendo che un giorno ci verranno a noia, le vediamo tornare come onde. Cambiando forma, lavano la spiaggia, si espandono, si ritirano, tranquille, impetuose.
Si ripetono, poi scompaiono.
Paesaggi lontani. L’eterna spiaggia della vita che porta tensione e calma.
Che cosa sono? Che cosa guardiamo, attraverso di esse? >>
(pagg. 82-83)

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Prezzo di copertina: € 6,80 | Anno di pubblicazione: 2002

 
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