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camminare a piedi scalzi sul tatami

Cosa mi manca del Giappone

Una volta tornata in Italia dopo un viaggio in Giappone, sento la nostalgia di quel popolo così ospitale e dalle usanze che ben si accostano alla mia indole.

Ecco cosa mi manca principalmente del Sol Levante:

1. Togliermi le scarpe entrando in casa, al ristorante, al tempio

Dopo aver camminato per ore, è davvero piacevole entrare in un ristorante e lasciare le scarpe e la stanchezza all’esterno, per poi camminare sul tatami e riposare non solo lo spirito ma anche i piedi e le gambe.


Entrando in casa senza scarpe, tutto è più igienico e non si ha quello stress mentale che ti fa pensare che stai sporcando dappertutto! Avendo anche una figlia di poco più di un anno, è rilassante farla camminare e gattonare su un pavimento più pulito.

Passeggiare all’interno di un tempio a piedi nudi, ammirando i dipinti, i giardini e muovendosi in quegli spazi dove tutto si ferma, lasciando posto alla meditazione, ti regala dei momenti di pace e di contatto con la natura e con te stesso.

2. I treni giapponesi: l’efficienza, la rapidità e il panorama

Mi manca prendere un treno per una destinazione, sapere che parte di sicuro a tale ora e che arriva puntuale, se non prima; mi manca il confort dei sedili e il panorama visto dal finestrino.
Mi manca mostrare il mio japan rail pass e fare un inchino di risposta prima di passare.

3. Il cibo giapponese

Mi manca il sapore della cucina autentica giapponese e il modo in cui la preparano. Mi manca l’okonomiyaki mangiato a Kyoto, nella zona del Fushimi Inari, cucinato sul momento e di cui ho scelto gli ingredienti, aggiunti uno per uno dal simpatico e gentile cuoco; mi manca l’atmosfera accogliente dei piccoli ristoranti a conduzione familiare; mi mancano anche i conbini dove prendevo la cena da portare al Ryokan la sera.

4. La lingua giapponese

Mi manca sentire parlare in giapponese per strada, alla fermata dell’autobus dove due amiche conversano piacevolmente e, ridendo, si accostano la mano davanti alla bocca, come da consuetudine.

Mi mancano gli “irashaimase”, detto in coro quando entro in un negozio; mi mancano gli “arigatou gozaimasu” e gli “ohayoo gozaimasu” del mattino al Ryokan quando, la proprietaria, vedendomi arrivare, mi augura il buongiorno; mi manca fare domande semplici in giapponese e sorprendermi nel capire la risposta!

5. I torii

Sembra strano, ma sento la mancanza anche dei torii, quei portali rossi che segnalano l’entrata a un santuario shintoista. Anche se non sono credente, i santuari giapponesi mi danno un senso immenso di tranquillità e spiritualità, ma forse è complice la cornice in cui si trovano, per esempio il Fushimi Inari, immerso in un luogo dove la natura è stata generosa e dove puoi stare per ore a camminare senza stancarti, senza guardare l’orologio ma stando lì, ad ammirare tutto quel che ti circonda, a sentire i versi degli uccelli, dei grilli, del ruscello…

 

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