Haiku, la poesia giapponese

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Scrivi un commento per primo / di Alessandra Sanna / aggiornato: 4 Marzo 2024

L’haiku è una forma poetica giapponese tradizionale caratterizzata dalla brevità e dalla semplicità. È composto da tre versi, con una struttura di 5-7-5 sillabe, rispettivamente. Quindi il primo verso conta cinque sillabe, il secondo sette, e il terzo cinque. Nell’haiku canonico, deve figurare un kigo, ossia un riferimento alla stagione in cui si colloca il contenuto della poesia.
Nonostante la sua brevità, l’haiku mira a catturare un momento fugace della natura o della vita quotidiana e a suscitare emozioni intense negli lettori.

L’haiku ha origini antiche, risalenti al periodo medievale giapponese, anche se la sua forma moderna è stata sviluppata nel XVII secolo. Matsuo Bashō, considerato uno dei più grandi maestri dell’haiku, è attivo durante il XVII secolo ed è particolarmente noto per la sua influenza nello sviluppo di questa forma poetica. Tuttavia, l’haiku ha continuato a evolversi nel corso dei secoli, sia in Giappone che all’estero, diventando una delle forme poetiche più apprezzate e praticate al mondo.

L’haiku tradizionale giapponese spesso si concentra sulla natura e sulle sue stagioni, incorporando immagini stagionali, sensazioni ed emozioni. Tuttavia, l’haiku moderno può trattare una vasta gamma di temi, pur mantenendo la sua essenza di semplicità e immediata comprensione.

Uno degli aspetti più affascinanti dell’haiku è la sua capacità di suggerire profondità e significato attraverso poche parole. Un buon haiku non solo cattura un momento, ma invita anche il lettore a riflettere e a cogliere la bellezza o la profondità dell’esperienza descritta.

Oltre a Matsuo Bashō, altri famosi poeti giapponesi che hanno contribuito allo sviluppo dell’haiku sono Yosa Buson e Kobayashi Issa. Le loro opere hanno influenzato non solo la poesia giapponese, ma anche la letteratura mondiale, portando alla diffusione e all’apprezzamento dell’haiku in molte culture diverse.

Le origini dell’haiku

In principio fu il tanka.

Vi è un genere letterario in Giappone che, impermeabile alle influenze straniere, persino a quella della cultura cinese, resiste da secoli immutabile nella forma e nei contenuti: la poesia classica giapponese, spesso identificata nel tanka (letteralmente “poesia breve”; è inalterato dal V sec. d.C.).

Già nella prima antologia della poesia giapponese, il Manyoshu (seconda metà dell’VIII sec.), esso riveste un ruolo particolare, probabilmente per la grande sintonia che riesce a generare con la sensibilità nipponica, tanto da essere anche chiamato “waka”, ossia “poesia giapponese”.

Inoltre, la fortuna del tanka raggiunse tali livelli da essere assunto come mezzo privilegiato di comunicazione alla corte.

Il tanka è formato da 31 sillabe, distribuite in 5 versi secondo lo schema 5,7,5,7,5, e costituisce un piccolo poema, e questa sua brevità già di per sé costituisce un elemento di bellezza (poiché, secondo Sei Shonagon, “tutte le cose piccole sono belle”).

I primi tre versi del tanka costituiscono il kami-no-ku (lett. “parte superiore”), e gli ultimi due il shimo-no-ku (“parte inferiore”). Le due parti devono risultare contrapposte.

Gentilmente concesso da Oradistelle.

 

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